Egli
(l'uomo) non può considerare la possibilità che CIÒ che è sempre stato
eternamente presente, non ha bisogno di una forma - visibile o invisibile,
materiale o immateriale - per esser presente - poiché egli non può
rinunciare ad un "io", all'idea cioè di un entità separata.
Il suo istinto di eterna presenza è giusto, ma il suo intelletto non
può lasciar perdere il riflesso condizionato di personalizzare questo
principio eterno. Il risultato è che egli vede il principio eterno
come un "io", che lascia il corpo esistente al momento della morte,
ma che continua la sua esistenza fenomenica altrove.